venerdì 21 febbraio 2014

La deducibilità dei libri e la mancanza di coraggio

Il decreto legge “Destinazione Italia”, del 23 dicembre 2013 n. 145, è legge dello Stato. Mercoledi scorso, dopo un lungo e tortuoso iter parlamentare è stato approvata dal Senato, con 121 voti favorevoli  e 91 contrari, la legge di conversione del testo del decreto, che si proponeva, tra gli altri, “l'internazionalizzazione, lo sviluppo e la digitalizzazione delle imprese […] opportunità di arricchimento economico, culturale e civile e, nel contempo, di rilancio della competitività delle imprese.” In realtà, se questa era la ratio iniziale del disegno di legge del governo, il risultato è stato tutt’altro che coerente e all’interno del provvedimento sono confluite una serie di misure che poco avevano a che fare con lo sviluppo delle imprese e le condizioni per un rilancio economico culturale e civile del paese. Tra le misure che hanno avuto una maggior risonanza mediatica, vi è l’art. 9 rubricato come “Misure per favorire la lettura”, che prevedeva un’importante credito di imposta, fino ad un massimo di 2000 euro in favore dell’acquisto di libri. Anche io, come molte altre persone e immagino anche i frequentatori di questo blog, sono stato felice di leggere questa notizia dai giornali e già dal primo di gennaio ho iniziato febbrilmente a mettere da parte gli scontrini dei miei acquisti. Ma in realtà, al momento della conversione del decreto legge, la norma è stata completamente rivoluzionata. Ma andiamo con ordine, cercando di capire come si è arrivata alla previsione di questa norma e come quest’ultima sia stata rivoluzionata in sede di conversione.

Il 30 maggio 2013, l’AIE (Associazione Italiana Editori) ha rivolto un appello al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio e ai ministri per i Beni Culturali e ambientali, dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, in cui si chiedeva con forza di prevedere una deduzione  del 50% sull’acquisto dei libri da far valere nella dichiarazione dei redditi. Nel testo si presentava una vera e propria “catastrofe libraria” (di cui anche questo blog si è occupato) degli ultimi anni (più del 20% di lettori in meno) e la crisi che subivano tutte le attività collaterali e legate al libro e la necessità di prevedere delle misure per arginare tale crisi.
Eppure, al di là delle ragioni economiche e dell’importanza sociale che il libro assume per il benessere del cittadino, la vera ragione per un simile intervento è proprio che un paese, senza la sua cultura, smette di esistere, ovvero di avere un’identità, e rischia di dimenticare le proprie radici e di non riconoscere il proprio futuro. Questo perché un paese è formato non solo dalle leggi e dai cittadini, ma anche da una serie di elementi storico-culturali comuni: la sua lingua, la sua memoria, le sue abitudini, il suo sguardo sul mondo, la sua capacità di pensare, di raccontare storie e di ascoltarle, insomma la sua cultura. Il libro quindi diventa nient'altro che il mezzo attraverso il quale permettere una evoluzione sociale e morale della comunità. Ma non solo, ne diventa anche il simbolo e poco importa se le pubblicazioni spesso sono di scarsa qualità, se le classifiche dei libri più venduti siano pieni di libri di cucina o di libri dal gusto discutibile. Qui non si riflette solo sul numero dei libri venduti, che pure è importante, ma sul valore sociale che un singolo libro produce. Tale valore, come molti altri contenuti culturali, non sta nel singolo prezzo del prodotto, ma lo si deve ricavare nella produzione di plus-valore sociale, ovvero dalla possibilità di incontro, di scontro e di condivisione di idee.
Pochi giorni prima di Natale in piena ondata di acquisti e di regali, sembrava che questo accorato appello dell’AIE fosse stato accolto e che la lunga noncuranza della politica italiana verso la cultura si stesse incrinando: il ministro allo Sviluppo Economico Zanonato aveva proposto nel decreto legge “Destinazione Italia”  lo strumento della deducibilità con una copertura di 50 milioni di euro (di fondi europei). Tale previsione era stata salutata con estremo favore dall’attento ministro per i Beni Culturali Massimo Bray, fino a definirla una “decisione storica”.
Era un primo segno e aveva, oltre al valore economico e simbolico, anche il valore di accomunare nel libro come simbolo, tutti quelli che lavorano per crearlo, produrlo, stamparlo e venderlo, ovvero tutta l’economia che ruota intorno a questo oggetto. Perché quando un libro si vende, se ne avvantaggiano il lettore, il libraio, l’editore, lo stampatore e l’autore, tutti uniti in una catena che in nessun punto si può spezzare. Sembrava un successo per tutti e finalmente uno strumento per diffondere i libri, non solo come strumento culturale ma anche come volano economico.
Ma il decreto approvato dal Senato mercoledi è stato depauperato e stravolto: è stata modificata la destinazione, con la deducibilità che può essere fatta valere solo allo studente delle scuole superiori e non più dal lettore generico che acquista qualsiasi libro cartaceo; viene ridotta la copertura economica a circa 17 milioni (da i 50 iniziali) e la deducibilità da 2000 a 1000 euro, e identificato il libro come strumento scolastico. Infine sostituite le persone fisiche (i lettori) con gli ‘esercizi commerciali’, cioè i librai (per la sola vendita di libri scolastici). Come affermato pochi giorni fa da Paolillo dell'AIE "la toppa è quasi peggio del buco".
Ancora una volta lo Stato italiano ha mostrato non solo la propria indifferenza alla cultura, ai cittadini, alla parola data, ma anche la propria miopia nei confronti di un mercato, quello dei libri, che dovrebbe essere l’asse portante del profilo economico e sociale di un paese.
Ho paura che la mancanza di coraggio che il Parlamento Italiano ha dimostrato in questi giorni produrrà i suoi effetti nefasti nei prossimi anni e che i danni provocati da un vuoto culturale che si fa sempre più grande nelle giovani generazioni, avrà un costo sociale (soprattutto) ed economico molto più alto rispetto al risparmio ottenuto da questa modifica.
 
Daniele David

*l'immagine è tratta dal sito dell'AIE

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